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Washington organizza una finta "Conferenza di Aiuti" per
promuovere il regime di Haiti dopo il colpo di stato.
trad. di Chiara Panzera
Fonte: Haiti Progress - 21 luglio 2004
25 luglio 2004
Le potenze europee e e nord americane, assieme alle
istituzioni di credito internazionali che loro impiegano, hanno
organizzato questa settimana una "Conferenza internazionale dei
Donatori" apparentemente per raccogliere il capitale necessario per lo
sviluppo di Haiti. Ma alla chiusura della conferenza era chiaro che il
tutto era una gigantesca e costosa rappresentazione teatrale per
ottenere capitali politici per il regime, considerato con scetticismo,
del de facto primo ministro Gérard Latourte, che Washington ha insediato
dopo il colpo di stato dello scorso 29 febbraio contro il presidente
Jean-Bertrand Aristide.
La conferenza che ha avuto luogo il 19 e 20 luglio
presso la sede centrale della Banca Mondiale di Washington, ha raggiunto
1.085 miliardi di dollari in pegno per lo sviluppo di Haiti, un
apparente successo.
Ma successive esaminazioni hanno rivelato che quasi tutto il denaro
proviene dai governi e dalle istituzioni che hanno organizzato la
conferenza.
Sebbene all'evento siano intervenuti centinaia di delegati di piu' di 20
nazioni e di piu' di 30 organizzazioni non governative (ONG), sono stati
tre dei quattro promotori della conferenza che hanno giocato la parte
del leone: la Banca Mondiale con 150 miliardi di dollari, la Banca per
lo Sviluppo Inter-Americano (IDB) con 260 miliardi di dollari e la
Commissione Europea con 325 miliardi di dollari, per un totale di 735
miliardi di dollari. (Le Nazioni Unite erano il quarto organizzatore.)
Le due nazioni piu' responsabili per l' insediamento e sostenimento del
regime di fatto di Latourte hanno aggiunto ulteriori 264 miliardi di
dollari: gli USA con 230 miliardi e la Francia con 34 miliardi.
Cosi' il 92% della cifra raccolta, 999 miliardi, proveniva da chi muro',
boicotto' e taglio' il governo di Haiti democraticamente eletto per
insediarvi un governo susseguente al colpo di stato.
Alla vigilia della conferenza, gli organizzatori avevano
posto come obiettivo il raggiungimento di 924 miliardi di dollari,
sostenendo che Haiti avesse bisogno di 1.365 miliardi di dollari fino a
settembre 2006 per la struttura di cooperazione provvisoria (ICF) e di
un finanziamento di 440 miliardi di dollari. Ma mettere un limite
inferiore a quello che gli organizzatori gia' sapevano sarebbe andato
contro se stessi. Caroline Anstey, direttrice della Bamca Mondiale per i
Caraibi, ribadisce in modo quasi falso: "sono felice di annunciare che
abbiamo raggiunto piu' di quanto aspettato, cio' riflette una grande
fiducia nel governo provvisiorio e segnali di un futuro brillante per
Haiti."
Il Canada, secondo seguace di Washington ad Haiti, ha impegnato 135
miliardi di dollari, che porta l'ammontare dei fondi promessi a 1.134
miliardi di dollari, 49 miliardi in piu' rispetto ai 1.085 miliardi
annunciati.
"L'importo promesso è lo spartiacque e in realta' si
deve solo scendere da qua," dice John Ruthrauff, un analista politico di
Oxfam America che ha partecipato alla conferenza. "Nella maggior parte
delle situazioni, gli impegni presi non sono stati onorati. In piu',
Haiti deve indirizzarsi ai donatori per questi soldi," che spesso
duplicano, ritardano, modificano o cancellano i propri progetti. "Non e'
che domani i donatori si siedono e cominciano a staccare assegni. Se
c'e' un impegno per 1 miliardo, se nei prossimi due anni ricevono 500
milioni possono considerarsi fortunati," riferisce Ruthrauff.
Inoltre, piu' di un terzo dei soldi promessi, circa 410 miliardi di
dollari della Banca Mondiale e dell'IDB, non sono gratuiti, ma in
prestito, cosa che di fatto fara' andare il paese ancora piu' in rosso
con il suo debito. "Haiti ha gia' un debito di 1.2 miliardi di dollari e
il prodotto interno e' solamente di 250 milioni di dollari l'anno," dice
Ruthrauff. "Cosi' i prestiti serviranno solamente a ingrandire la
voragine del debito, non credo che saranno ingrado di pagare tutto."
Una dimostrazione di 25 persone fuori della sede della
conferenza, ha recato questo messaggio ai delegati nel momento in cui
arrivavano tra le 8.00 e le 9.00 la mattina del 20 luglio. "Noi non
vogliamo che i donatori investano nella "struttura di cooperazione
provvisoria" che e' stato mesa in piedi dal regime di Latourte," spiega
Melinda Miles, una coordinatrice del progetto di Rinascita di Haiti al
Quixote Center, che ha chiamato l'azione con il 50 Years Enough Network,
il Jubilee USA Network, EPICA e il Comitato di Azione per Haiti. "Noi
consideriamo questo governo di fatto un governo di regime a seguito del
colpo di stato e non un governo legittimo che ha la capacita' di
sottoscrivere qualsiasi tipo di accordi per la popolazione haitiana. Noi
siamo profondamente preocupati che gli USA, la Nazioni Unite e l'intero
gruppo dei donatori sembrano ignorare le gravi violazioni dei diritti
umani e le violenze perpetrate ad Haiti, la maggioranza delle vittime di
questa violenza erano i sostenitori del precedente governo di Lavalas."
I contestatori hanno altresi' invocato la cancellazione del debito come
progetto alternativo di sviluppo per Haiti e hanno denunciato il piano
di Latourte di privatizzazione delle aziende statali ancora presenti,
inclusa la compagnia telefonica, l'autorita' per l'energia elettrica,
per l'utilizzo dell'acqua e l'autorita' aereoportuale. "Noi pensiamo che
sia davvero ipocrita che la comunita' dei donatori, che rifiutava e
bloccava i soldi per il governo democraticamente eletto, abbia compiuto
un salto cosi' grande e alla prima occasione di dare dei soldi ad un
regime di fatto solamente perche' ha annuncaito ceh procedera' con le
privatizzazioni," dice la Miles. "La privatizzazione non dovrebbe mai
avvenire sotto qualsiasi regime che non sia democratico."
Fondamentalmente la conferenza mirava a proteggere
un'immagine che sia di supporto internazionale per il governo Latourte,
che non e' ancora stato riconosciuto dai vicino stati caraibici,
dall'organizzazione per l'Unita' Africana, dal Venezuela ed altri paesi.
"La conferenza ha tentato di dare un'approvazione politica al governo
provvisorio," riferisce un rappresentante di una famosa ONG che ha
partecipato alla conferenza di Washington e che ha chiesto di mantenere
l'anonimato. "Non c'e' stata alcuna opportunita' di discussione riguardo
la situazione politica. Ci e' stata proiettata questa facciata, che il
governo provvisorio sia la cosa migliore che sia capitata ad Haiti e che
la popolazione di Haiti si rallegra e da il benvenuto al governo
provvisorio e che il piano che hanno sia quello che ci vuole per
cambiare Haiti. Non c'era assolutamente nessuna discussione riguardo al
cambio di regime e di come e' stato fatto. Non si e' parlato di altro
che non di quello che era in programma."
La maggior parte dei donatori presenti avevano voglia di
"stare al gioco", sempre secondo questa fonte. Ma ad un certo punto,
Bernard Gousse, di fatto Ministro della Giustizia ad Haiti, ha messo in
discussione un documento della conferenza che identificava le donne come
"gruppo vulnerabile" soggetto a stupri e violenze domestiche, dicendo
che non lo erano.
"Questo commento ha portato un gelido silenzio sulla folla dei
partecipanti e una donna della delegazione delle Nazioni Unite si e'
alzata e lo ha contestato," dice il rappresentante della ONG.
Partecipanti alla conferenza non erano solo i colonnelli di Latourte, ma
putschisti come Rosny Desroches, capo dell'Iniziativa Societa' Civile e
lacche' di André Apaid, leader dell'assemblea degli industriali del
Gruppo 184.
Il Segretario di Stato USA Colin Powell si e' inoltre
indirizzato alla conferenza, dicendo che "ha avuto molto da fare con gli
eventi succedutisi ad Haiti" con la negoziazione del ritorno di Aristide
nel 1994. "Sfortunatamente, negli anni seguenti al 1994, non abbiamo
visto quel genere di progresso che avevamo sperato," dice. "Abbiamo
visto una grande quantita' di investimenti della comunita'
internazionale non usati nel modo appropriato." Attraverso la
programmazione di questa conferenza, gli USA, usando i suoi favoriti
come supervisori, vogliono essere sicuri che il governo di Haiti venga
messo in grado di "svilupparsi" nel modo "giusto"..
In breve i piani e le strategie proposte dalla
conferenza ICF "non coinvolgono in alcun modo le rappresentative della
povera popolazione locale" ma sono state "scritte da 200 consulenti
esterni", conclude Ruthrauff dell'Oxfam.
Note:
Traduzione di Chiara Panzera.a cura dell'associazione Peacelink
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Sito no-profit a cura di
Alma Giraudo
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