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www.resistenze.org - popoli resistenti - el salvador - 16-06-04
La destra trionfa in Salvador
Elias Antonio Saca, ex cronista sportivo e imprenditore radiotelevisivo,
è stato eletto il mese scorso Presidente della Repubblica del Salvador.
La tornata elettorale, svoltasi in un clima di generale tranquillità
(salvo alcuni atti di intemperanza tra le opposte fazioni politiche), ha
visto imporsi largamente il partito di estrema destra ARENA - fondato
negli anni 80 dal fanatico Roberto D'Aubuisson, mandante dell'assassinio
dell'Arcivescovo Romero oltre che responsabile di massacri e torture
negli anni della guerra civile (75.000 vittime e 8.000 desaparecidos) -
con il 59% dei suffragi.
Sull'altra sponda, il Frente Martì para la Liberacion Nacional (il
partito nato dalle ceneri della guerriglia insurrezionale) con il suo
candidato Schafik Handal si è dovuto accontentare del 35%, pur
raddoppiando i consensi rispetto alle elezioni amministrative e per il
rinnovo del Parlamento del marzo 2003. In quell'occasione, il FMLN
riuscì a conquistare una quota significativa di seggi nell'Assemblea
Legislativa (31 su 84) e a prevalere in numerosi municipi del Paese.
La sorprendente affermazione di ARENA è il frutto di una campagna
elettorale incentrata sulla demonizzazione dell'avversario (a questo
proposito, è stato determinante il ruolo svolto dai media
radiotelevisivi schierati all'unisono a favore di Saca), e finalizzata a
suscitare terrore tra i salvadoregni per i pericoli derivanti da
un'eventuale vittoria del Frente.
Gli spauracchi sventolati dalla destra, come la minaccia del comunismo o
la rottura delle relazioni con gli Stati Uniti, hanno fatto buona presa
su quella fetta di elettori ancora indecisi sulle intenzioni di voto. Ma
più di tutto, in questo mare di propaganda ingannevole, ha pesato
l'argomento del blocco delle remesas - le rimesse in denaro dei
salvadoregni emigrati per lavoro negli States, indirizzate ai parenti
rimasti in patria, che rappresentano oggi una fondamentale fonte di
reddito per migliaia di famiglie. "Non ci saranno più remesas con la
sinistra al governo", hanno intonato in coro gli areneros nel corso
della loro campagna elettorale, ribattezzata da molti come "sucia".
Secondo i rapporti redatti dagli osservatori stranieri, il monitoraggio
elettorale ha fatto rilevare un gran numero di casi di irregolarità
durante lo svolgimento del voto. Svariate denunce presentate al
Tribunale Supremo Elettorale raccontano di persone pagate con piccole
somme (da 20 a 50 dollari) affinché si convincessero a votare per ARENA;
molti altri elettori, in larga parte dipendenti di imprese private, non
hanno potuto esercitare il diritto al voto a causa del ritiro del loro
documento d'identità (DUI) da parte dei datori di lavoro.
Inoltre, è stato accertato che migliaia di cittadini (non residenti)
sono stati fatti affluire in massa dai paesi confinanti (Honduras,
Nicaragua e Guatemala), dietro pagamento e con DUI falsi, con
l'istruzione di recarsi ai seggi loro indicati e votare per ARENA.
Questo fatto spiega anche l'incredibile record di affluenza al voto
raggiunto in questa consultazione: ben il 73% degli aventi diritto -
secondo i dati ufficiali - su una popolazione di 6 milioni di abitanti,
fenomeno ben raro per un popolo che ha sempre palesato segni di disamore
nei confronti della sua classe politica dirigente.
Altri "fattori esterni" hanno contribuito ad alterare la regolarità del
processo elettorale. Il ruolo giocato nell'ombra dagli Usa per impedire
la vittoria del FMLN non si è limitato al solo sostegno economico (si
parla di milioni di dollari di finanziamenti ricevuti dal governo di
ARENA come contributo alla campagna elettorale).
Alla vigilia del voto in Salvador, il Sottosegretario di Stato per gli
Affari dell'Emisfero Occidentale, Roger Noriega, aveva più volte
dichiarato che gli Stati Uniti non avrebbero mai permesso "un'eventuale
presa di potere da parte di un'ex formazione guerrigliera". In tal caso
- tra l'altro - la Casa Bianca avrebbe visto seriamente compromessa la
realizzazione del TLC (Trattato di Libero Commercio) - l'accordo
multilaterale tra gli Usa e gli Stati del Centroamerica che attende la
ratifica dell'Assemblea Legislativa salvadoregna entro la fine del 2004
-, nei confronti del quale i vertici del FMLN si sono sempre dimostrati
ostili.
In ballo c'è anche il futuro del Piano Puebla Panama, che dovrebbe
dotare tutti i Paesi del Centroamerica (ivi incluso El Salvador) delle
infrastrutture necessarie per mettere in atto gli accordi sul libero
commercio.
Il PPP, nato principalmente dall'esigenza di soddisfare la richiesta di
fonti energetiche dell'ingordo mercato Usa, prevede la costruzione di 25
dighe (per lo sfruttamento dell'energia idroelettrica), il rafforzamento
della rete viaria Messico-Panama e la realizzazione di "corridoi
naturali" per facilitare la ricerca biologica delle compagnie
chimico-farmaceutiche. E' inutile rammentare che l'attuazione di questo
megaprogetto avrebbe, per tutte le nazioni coinvolte, conseguenze
socio-ambientali davvero devastanti.
Dal punto di vista militare, l'importanza strategica che la piccola
repubblica del Salvador riveste nello scacchiere mesoamericano - la base
statunitense di Ilopango (non molto distante dalla capitale) è uno dei
maggiori capisaldi della regione - conferma gli sforzi compiuti dalla
Casa Bianca per mantenere in loco un'amministrazione "subalterna" ai
suoi interessi. Non è un caso, infatti, che dal 1994 (anno delle prime
elezioni del dopoguerra) ad oggi, non vi sia mai stata alternanza al
governo.
Ora, per ARENA comincia il terzo mandato presidenziale consecutivo.
Durerà fino al 2009.
Nel frattempo, società civile e opposizione frentista fanno quadrato in
vista della ripresa delle lotte contro il processo, lento ma
progressivo, delle privatizzazioni (nel mirino delle "corporations"
straniere ci sono già sanità e fonti idriche). Per il "Pulgarcito
dell'America Latina" si prospetta un altro quinquennio di sacrifici.
Andrea Necciai
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Sito no-profit a cura di
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