ARISTIDE E HAITI

"Chi mi ha rovesciato ha estirpato il tronco della libertà.
Ricrescerà perché le sue radici sono molte e profonde"

 

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La dittatura del debito

La World Bank e Haiti
 

di Yves Engler



Recentemente la Banca Mondiale ha annunciato che avrebbe elargito 73 milioni di $ in contanti al governo haitiano di Gerard Latortue, insediato da parte di potenze straniere dopo che il Presidente (regolarmente eletto) Jean Bertrand Aristide fu costretto a lasciare l’incarico. Ottenere questi fondi dalla Banca Mondiale significa comunque che Haiti deve pagare 52 milioni di $ di arretrati in sospeso. Il Canada ha contribuito con uno stanziamento di 12,7 milioni di $ a favore del regime.

Ma che cosa sta accadendo?

Il Governo canadese, unitamente agli USA e all’Unione Europea, interruppe gli aiuti elargiti al governo haitiano, dopo le accuse che le elezioni del maggio 2000 fossero inique. Questa contestazione si basava sul fatto che in 10 aree, dove c’era una pluralità di candidati, i Lavalas avevano ottenuto una pluralità di voti, invece di una maggioranza. Secondo la costituzione , avrebbe dovuto esserci una seconda consultazione. Al contrario i “vincitori di maggioranza relativa” di Lavalas hanno semplicemente preso possesso dei propri seggi.

Ci sono state delle obiezioni, anche se lo stesso metodo era già stato usato nelle precedenti elezioni e si sapeva già prima di votare che si sarebbe verificato di nuovo. Quindi, benché si valuti che più di 3500 seggi siano stati regolarmente occupati in seguito alla stessa elezione, l’Organizzazione degli Stati Americani e gli USA hanno contestato una frode elettorale.
L’opposizione usò questa contestazione per giustificare il suo boicottaggio delle elezioni presidenziali poco dopo, nello stesso anno, e per affermare che la vittoria di Aristide era viziata, benché nessuno rivendicasse all’opposizione la possibilità di battere il popolare ex-prete. La votazione “viziata” divenne il pretesto per dirottare ai gruppi della “società civile” di all’opposizione gli aiuti monetari destinati al governo.

Ora, comunque, non risulta che il governo canadese abbia alcun problema ad elargire soldi ad un regime haitiano privo di qualunque pretesa di legittimazione democratica.

Il denaro che la Banca Mondiale ha destinato ad Haiti è prevalentemente sotto forma di prestiti. Gli haitiani dovranno rimborsarlo, sebbene non siano stati loro a scegliere Latortue, bensì Stati Uniti, Francia e Canada. Ugualmente, di 1,2 miliardi di $ quale “aiuto” ad Haiti, annunciati alla Conferenza di Washington di luglio, più di metà è rappresentata da finanziamenti che devono essere rimborsati da parte degli haitiani.

Mentre non è così evidente come saranno spesi questi soldi offerti, sappiamo invece che alcune società nordamericane hanno già messo gli occhi sul “gruzzolo”, per così dire.. La SNC Lavalin, con sede a Montreal ha già in corso alcuni contratti. La maggior parte dei Paesi impone che gran parte del proprio “aiuto” sia speso a favore di contraenti appartenenti alla propria nazione. Così gli haitiani dovranno ripagare il denaro consegnato ad aziende straniere.

Un paese povero come Haiti, dove non esistono scuole pubbliche, l’elettricità è discontinua e scarseggiano le infrastrutture sanitarie, non dovrebbe essere costretta a trasferire 40 milioni di $ alla sede della Banca Mondiale di Washington. Ma, ugualmente, già nel 1825 Haiti non avrebbe mai dovuto rimborsare 21 miliardi di $ (equivalenti a valori del 2004) agli schiavisti francesi, quale indennizzo per la perdita delle loro “proprietà”. Ci vollero 120 anni perché Haiti, minacciata di invasione e di esclusione dal commercio internazionale, riuscisse a pagare questo debito.

Secondo l’Haiti Support Group, “il debito di Haiti verso le istituzioni finanziarie internazionali e i governi stranieri è aumentato, dai 302 milioni di US$ del 1980 agli attuali 1.134 miliardi di US$. Circa il 40% di questo debito deriva da finanziamenti concessi ai brutali dittatori Duvalier (Papa e Baby Doc) che non investirono quasi nulla nel paese. E’ anche chiamato debito “detestabile”, perché fu utilizzato per opprimere la gente e, secondo le leggi internazionali, non deve essere restituito”.

All’inizio del ventesimo secolo, le potenze straniere, in particolar modo Germania, Francia e Stati Uniti, inviarono più volte delle cannoniere in acque haitiane. Il motivo più comune per queste incursioni era costringere Haiti a rimborsare debiti che non poteva permettersi. In un caso, i marines americani entrarono in segreto a Port-au-Prince e si appropriarono del tesoro nazionale. L’invasione/occupazione di Haiti del 1915 avvenne già in parte in quest’ottica di costringere il paese a restituire il suo debito.

Mentre sarebbe eccessivo affermare che la recente invasione di Haiti avvenne semplicemente per obbligare il paese a rimborsare il suo prestito, non è esattamente una coincidenza che Haiti, “paese insolvente” come Jugoslavia e Iraq, abbia rilevanti impegni verso banche straniere.

L’espressione “stati insolventi” può essere effettivamente un eufemismo affinché un Paese in stato fallimentare si assoggetti, in primo luogo, ai diritti di creditori internazionali. Dopo tutto, la diplomazia delle cannoniere per rafforzare questi diritti ha una lunga, ingloriosa storia.

Yves Engler è l’autore del libro, di prossima pubblicazione, dal titolo Left Wing: From Hockey to Politics: the making of a student activist. Ha viaggiato ampiamente in Venezuela.
Può essere contattato al seguente indirizzo: yvesengler@hotmail.com


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