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Haiti, embargo bancario e febbre tifoidea
di Paul Farmer
Il regime di François Duvalier («Papa Doc»), e del
figlio Jean-Claude («Baby Doc») subentrato al padre nell'aprile 1971,
veniva definito, non a caso, «cleptocrazia». Anche il loro modo di
gestire gli aiuti stranieri, in buona parte americani, rientrava
perfettamente in questa definizione (1). Dopo ventinove anni, nel
febbraio 1986, Haiti passa dalla famiglia Duvalier a un'amministrazione
militare e subito dopo arriva una nuova dittatura. Per tutto questo
periodo, gli aiuti continuano ad affluire dall'estero, anche se solo una
piccolissima parte sembra raggiungere la destinazione auspicata.
Nel 1990, una serie di elezioni democratiche e l'arrivo
al potere di un prete cattolico, padre Jean-Bertrand Aristide, dirigente
del movimento Fanmi Lavalas (famiglia la Valanga), offrono nuove
speranze a chi si batte per migliorare le condizioni sanitarie del
paese.
Il sogno si interrompe bruscamente con il colpo di stato
militare del 1991. Nella zona centrale del paese, dove dirigiamo un
ospedale comunitario, le condizioni economiche e sociali si degradano
rapidamente.
E, paradossalmente, in quel periodo crolla il numero di pazienti seguiti
dalla nostra struttura. Va detto che da tempo eravamo bersaglio di
azioni repressive e minacce (2).
L'impatto del colpo di stato è terribile, con migliaia
di morti e centinaia di migliaia di profughi. I tre anni seguenti sono
catastrofici sul piano sanitario: ricompaiono epidemie di morbillo e di
altre malattie per le quali esistono vaccini; la dengue (febbre rossa)
imperversa con le sue vampate epidemiche. La mortalità infantile e
giovanile, così come quella per parto, sono le più alte dell'emisfero
Nord. Tra le malattie infettive l'Hiv-Aids e la tubercolosi diventano le
prime cause di mortalità fra i giovani adulti - gli stupri commessi da
militari e «fiancheggiatori» (3) rendono la situazione ancora più
drammatica. Molte di queste malattie sono legate alla malnutrizione.
Nel corso di quegli anni dannati, la rete nazionale di
cliniche e ospedali pubblici viene lasciata nell'abbandono, mentre la
maggior parte del personale sanitario scappa da Haiti.
Tutto cambia nel 1994. In settembre, in ottemperanza alla risoluzione
940 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, le truppe americane
sbarcano ad Haiti mettendo fine al regime de facto. Il 15 ottobre, padre
Aristide torna alla presidenza di un «ammasso di rovine». Una grande
coalizione internazionale di finanziatori offre un piano di aiuti di 500
milioni di dollari per il paese. Tutti concordano sul fatto che senza
una massiccia iniezione di capitali è impossibile ricostruire
infrastrutture sanitarie e servizi sociali tanto compromessi.
La Banca interamericana di sviluppo (Bid) e altre agenzie di
finanziamento avviano e approvano un certo numero di progetti, destinati
a far ripartire sia il sistema scolastico e sanitario che i trasporti
(la maggior parte delle strade è infatti distrutta). Ma, per tutta una
serie di ragioni legate alla crisi politica haitiana (4) - nessuna delle
quali corrisponde a interessi vitali del continente - l'aiuto promesso
non arriva. L'assistenza sanitaria, che per raggiungere gli haitiani
poveri dovrebbe essere indirizzata verso il settore pubblico, è invece
distribuita tramite organizzazioni non governative.
Otto anni più tardi le malattie infettive devastano il
paese, la speranza di vita è crollata più che in qualsiasi altra zona
dell'emisfero - nel 2002 scende a meno di 50 anni - e il personale
medico è completamente demoralizzato.
Con 100 posti letti e dodici medici haitiani, l'ospedale di Zanmi
Lasanté è uno dei più grandi ospedali privati (non a scopo di lucro) di
Haiti. Non avendo ricevuto aiuti significativi né da parte del governo
haitiano, né da parte della Bid, né dall'Usaid (l'organismo di
assistenza internazionale degli Stati uniti), siamo, a priori,
osservatori imparziali degli avvenimenti. Tuttavia, anche noi siamo
vittime dirette del crollo del sistema sanitario pubblico. Nella
regione, cliniche e ospedali chiudono uno dopo l'altro, mentre sempre
più spesso si rifiutano le cure a pazienti troppo poveri per pagare.
Questi ultimi si rivolgono quindi al nostro ospedale.
Nel dipartimento del Centro, per esempio, il comune di Thomonde, e i
suoi 40.000 abitanti, non hanno avuto a disposizione per tutto l'anno
2000 né un dottore né un'infermiera.
Dopo le contestate elezioni legislative del 21 maggio 2000, Stati uniti,
Unione europea e organismi internazionali congelano l'aiuto previsto per
Haiti (5). È un vero e proprio embargo che colpisce la popolazione più
vulnerabile di tutto il continente, il popolo più povero, quello
dall'economia, ambiente, tessuto sociale più fragili.
L'impatto, secondo gli stessi finanziatori, è
devastante: «In conclusione, la soppressione delle sovvenzioni e dei
prestiti dall'estero, con cui la comunità internazionale ha risposto
alle difficoltà della situazione politica, è la ragione principale della
stagnazione economica, spiega un rapporto della Banca interamericana di
sviluppo. I fondi congelati ammontano a oltre 500 milioni di dollari
(6)».
Come può la Bid arrivare a simili conclusioni e continuare a far parte
delle istituzioni che puniscono Haiti? La parlamentare americana Barbara
Lee ha risposto alla domanda nella primavera 2002: «Gli Stati uniti
hanno usato il loro potere di veto sul Consiglio di amministrazione
della Bid per bloccare tutti i prestiti destinati ad Haiti e hanno
impedito ogni possibilità di trovare fondi presso altre istituzioni
finanziarie (...), facendo discendere i finanziamenti dalla risoluzione
della situazione politica haitiana. È una situazione paradossale, perché
i prestiti sono stati approvati dal consiglio di direzione della banca e
il governo di Haiti ha già ratificato l'accordo sul debito e firmato i
documenti contrattuali. [Inoltre,] nello statuto della Bid si afferma
con grande chiarezza che la Banca si impegna a non intervenire negli
affari politici degli stati membri. L'amministrazione Bush ha deciso di
esercitare una pressione politica su uno stato membro mettendo l'embargo
su prestiti che la Banca ha l'obbligo contrattuale di concedere (7)».
Prendiamo per esempio il prestito n° 1009/Sf-Ha della
Bid, destinato alla «riorganizzazione del sistema sanitario nazionale».
Riguarda 22,5 milioni di dollari destinati alla prima fase di un
progetto di «decentramento e riorganizzazione» del sistema sanitario
haitiano.
La sua urgenza è evidente visto che ci sono solo 1,2 medici, 1,3
infermieri e 0,4 dentisti ogni 10.000 abitanti; il 40% della popolazione
non ha alcun accesso alle cure sanitarie di base; i tassi d'infezione da
Hiv e tubercolosi sono in assoluto i più alti dell'America latina.
Il progetto della Bid, per usare le sue stesse parole, tendeva a
garantire all'80% della popolazione l'accesso alle cure di base, sia
costruendo cliniche dotate di attrezzature minime e dispensari
territoriali, che acquistando attrezzature mediche e medicinali
essenziali.
In vista del suo obiettivo, secondo questi criteri, il
progetto doveva portare a una diminuzione del tasso di mortalità
infantile da 74 a 59 decessi per mille bambini nati vivi; a un calo
della mortalità giovanile da 131 a 110 decessi ogni mille nati; a una
limitazione delle nascite da 4,6 a 4 figli per donna; a una riduzione
della mortalità attribuibile alla mancanza di cure mediche dal 10,7ä al
9,7ä. Si tratta di obiettivi ragionevoli che non possono certo essere
definiti troppo ambiziosi. Chi ha valutato il progetto generalmente lo
ha trovato praticabile e ben costruito. E che sia necessario è evidente.
Un altro prestito congelato era destinato a migliorare
l'accesso all'acqua potabile. Non è necessario un diploma della sanità
pubblica per sapere che il consumo di acqua contaminata è probabilmente
il primo killer dei bambini haitiani; il tifo, peraltro, uccide anche
molti adulti e adolescenti. Gli esperti del Centro di ecologia e
idrologia del Consiglio per la ricerca sull'ambiente naturale, nel Regno
unito, hanno individuato un nuovo «indice di povertà idrica» (water
poverty index), che lo scorso anno hanno studiato in 147 paesi.
Haiti occupa il 147° posto. Quando il nostro personale medico si vede
arrivare ancora altri bambini affetti da tifo o, più in generale, da
malattie dovute alla contaminazione delle acque, li definisce «bambini
della Bid» - cosa che è stata riferita anche al direttore della Banca,
che lo scorso anno è venuto a visitare l'ospedale.
Tuttavia, i finanziamenti non sono stati sbloccati. Come mai? Perché era
necessario, affinché la Bid potesse concedere i fondi, che l'accordo sul
prestito fosse ratificato dal Parlamento haitiano. Ma, dal giugno 1997,
la carica di primo ministro è rimasta vacante. Nell'ottobre del 1998, il
ministero haitiano della sanità ha presentato il progetto alla 46a
legislatura - camera definita «ostruzionistica» per la sua opposizione
al governo. Per molte settimane, il Parlamento non è neppure riuscito a
riunirsi. Quando, alla fine, ce l'ha fatta, mancava il quorum. La crisi
è peggiorata con lo scioglimento della Camera dei deputati e
l'incapacità da parte del potere di organizzare nuove elezioni
legislative. Previste nel settembre 1999, le votazioni si svolgono
infine il 21 maggio 2000, in un contesto poco chiaro da cui escono
vittoriosi i sostenitori di Aristide, il quale vincerà a sua volta le
elezioni presidenziali a novembre.
Nell'ottobre 2000, appena aperta la 47a legislatura che
meglio rappresenta le aspirazioni popolari, il nuovo Parlamento vota
immediatamente sia la ratifica del prestito relativo al progetto sulla
sanità che l'accordo per altri tre finanziamenti di vitale importanza -
si tratta di un totale di 146 milioni di dollari per istruzione, acqua
potabile e rete stradale. I soldi non ci sono ancora, ma, come dicono i
banchieri agli haitiani, le cose vanno per il verso giusto. L'annuncio
viene dato con un decreto ufficiale pubblicato dal giornale governativo
l'8 gennaio 2001. Tre mesi dopo, la Bid, pur non avendo ancora accordato
i prestiti, conferma tuttavia la volontà di lavorare con il nuovo
governo e di finanziare i progetti già in corso. Chiede però che vengano
accolte un certo numero di condizioni. In particolare si sollecita il
governo a pagare 5 milioni di dollari di arretrati.
Il 15 maggio 2001 poi, nonostante non abbia ancora versato neppure un
dollaro, la Bid chiede al governo di Haiti il pagamento di una
commissione dello 0,5% sull'importo totale dei crediti (non ancora
concessi), con scadenza a dodici mesi dalla data di accettazione dei
prestiti.
Così il 31 marzo, Haiti deve già alla Bid 185.239,75 dollari di onorari
per un prestito mai ricevuto. Inoltre, l'importo totale delle
commissioni, corrispondenti ai cinque prestiti di sviluppo contratti con
la Bid nei decenni precedenti, ammonta a 2.311.422 dollari. La banca
informa il governo che il primo pagamento è previsto per il 15 settembre
2001, con scadenza al 5 ottobre. A metà maggio, mentre corre voce che la
Bid stia per chiudere gli uffici di Haiti, la Banca annuncia che i suoi
rappresentanti nel paese e i principali membri dello staff locale sono
richiamati a Washington «per consultazioni».
«Consultazioni» di nessuna utilità, a giudicare da quello che è seguito.
Tanto che l'agenzia Associated Press titola su «lo
sblocco di prestiti che rischiano di farsi attendere per anni». Il
direttore della filiale della Bid di Haiti chiede al governo il
pagamento di 20 milioni di dollari di arretrati sui debiti pregressi e
una riforma delle procedure economiche per consentire al paese l'accesso
ai crediti già approvati.
È evidente che la maggior parte dei prestiti, per i quali sono «dovuti»
gli arretrati, si riferisce al periodo delle dittature e della giunta
militare. Anche supponendo che il prestito per l'istruzione riesca a
passare, lo stesso direttore della Bid ha dovuto riconoscere che «se non
si aggiungono gli altri prestiti, Haiti si troverà a pagare più di
quanto riceve (7)».
Non sarebbe la prima volta che Haiti paga più di quanto
riceve. Nel 1825, il re di Francia Carlo X richiese agli ex schiavi
un'indennità di 150 milioni di franchi per concedere alla Repubblica di
Haiti, la più antica dell'America latina, il riconoscimento diplomatico
della sua esistenza. Recentemente, un diplomatico francese ci diceva,
senza ombra di ironia, che sotto la presidenza di François Mitterrand
«Haiti doveva ancora saldare una parte di quel debito».
Rifarsi alla storia coloniale può sembrare inutilmente polemico.
Entrare nel dettaglio degli accordi di un prestito può sembrare pignolo.
Ma, settore per settore, l'embargo sui prestiti colpisce i poveri:
l'infrastruttura pubblica del paese è ridotta ai minimi termini; manca
il denaro per l'approvvigionamento di acqua potabile, per l'istruzione
di base... Se l'embargo sull'aiuto internazionale va a colpire un'intera
popolazione è evidente che questa non può, come dicono gli haitiani,
«cavar sangue da un sasso».
note:
* Medico e antropologo, autore di molte opere, l'ultima delle quali è
appena uscita in inglese: Pathologies of Power, University of California
Press; in francese, Sida en Haïti, Karthala, Parigi, 1996.
(1) Hancock G., Lords of Poverty: The Power, Prestige, and Corruption of
the International Aid Business, Atlantic Monthly Press, New York, 1989.
(2) Si legga The Uses of Haiti, Common Courage Press, Monroe, ME, 1994,
in ristampa.
(3) Ausiliari civili di polizia ed esercito, dotati di armi.
(4) Il presidente René Préval, primo ministro del precedente governo e
sostenitore del movimento Lavalas, ha assunto il potere il 7 febbraio
1996, in sostituzione di Aristide che, secondo la Costituzione, non
poteva assumere un secondo mandato consecutivo. Gravi scissioni sorte
nel movimento Lavalas hanno seriamente indebolito il governo Préval.
(5) Le elezioni dovevano rinnovare i deputati, i senatori e i
rappresentanti degli enti locali. Pur senza invalidarle, la missione di
osservazione elettorale dell'Organizzazione degli Stati americani (Osa)
ha messo in discussione il metodo usato per determinare le percentuali
di voto.
(6) D. Robert e R. Machado, «Haïti: situation économique et perspectives»,
Banca Interamericana di Sviluppo, valutazione dello stato economico del
paese, 2001.
(7) Rapporto della parlamentare Barbara Lee, 23 maggio 2002.
(8) M. Norton, «Haiti Clamors for Release of Blocked Loans That Might
Take Years to Disburse», Associated Press, New York, 11 marzo 2002.
(Traduzione di G.P.)
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