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Haiti: un' altra calamità innaturale
Il vuoto di democrazia e legalità ad Haiti come
con-causa dell'altissimo numero di vittime e del disastro ambientale
seguìto al passaggio dell'uragano Jeanne.
Brian Concannon Jr. ( direttore dell'Institute for
Justice and Democracy ad Haiti)
Fonte: Boston Haitian Reporter
9 ottobre 2004
Il mese scorso Gonaives è stata inondata dal
dolore. Le conseguenze, già comunque terribili, dell'uragano , sono
state aggravate dal fatto che il quarto di milione di persone coinvolte
(all'incirca la metà della popolazione di Boston) non sono state
avvertite in tempo o aiutate a mettersi in salvo. Quando la pioggia è
diminuita d'intensità, le condizioni proibitive delle strade hanno
impedito ai soccorrritori di procedere e quei pochi aiuti che riuscivano
ad arrivare, sono stati trafugati dai "combattenti per la libertà". Le
vittime sono state almeno 2.500 e i sopravvissuti rischiano comunque di
morire contagiati da qualche epidemia o infezione letale. Tutto questo
dopo un anno massacrante per la Città dell'Indipendenza, che avrebbe
dovuto festeggiare orgogliosamente il bicentenario di Haiti.
Molti di noi (quelli che conoscono bene Haiti e
quelli che hanno sentito parlare di Gonaives per la prima volta quest'anno)
a fatica riescono a rendersi conto della portata della tragedia ed a
trovare un senso, o almeno una spiegazione, ad una tale sofferenza.
Alcuni si rivolgono al cielo per trovare delle
risposte, ma quando Jeanne ha colpito Puerto Rico, la Repubblica
Dominicana, le Barbados e gli U.S.A. era un uragano vero e proprio e le
vittime, in tutti questi paesi messi insieme, sono state 34 in totale.
Quando è arrivato ad Haiti era ormai poco più di una tempesta tropicale
e ne ha uccise 70 volte tante.
Altri ancora si rivolgono in alto, ma non troppo,
ai contadini che sulle montagne tagliano gli alberi, alberi che negli
altri paesi servono a trattenere le piogge. C' è da dire, però, che i
contadini farebbero volentieri a meno di tagliare quegli alberi, se
avessero scelta. Loro sanno bene, meglio degli esperti, quello che
succede quando la pioggia si riversa su un pendio disboscato: scorre via
velocemente, portandosi via lo strato superficiale del terreno che
sarebbe necessario per il raccolto dell'anno seguente e che, spesso, è
l'unico bene che molti contadini possono lasciare ai propri figli. Ma i
lasciti ed i raccolti del prossimo anno significano ben poca cosa quando
i bambini muoiono adesso e i contadini sono costretti a tagliare gli
alberi ed a venderli per comprare le medicine ed il cibo per oggi.
Anche loro si vorrebbero rivolgere a qualcuno in
alto, su, a nord, verso il governo e le istituzioni finanziarie
internazionali. Alcuni di loro hanno uffici arredati magnificamente, con
pannelli di legno tropicale, in paesi dove la gente non è costretta a
vendere la vita del prossimo anno per poter sopravvivere a quello
presente. Gli agricoltori sanno che non sono stati i contadini di Haiti
ad avere l'idea della deforestazione..
Moreau de St. Mery, un amministratore francese, si
lamentò della deforestazione durante il periodo dello schiavismo, quando
le aziende americane, nel XX° secolo, facevano tagliare quantità
industriali di alberi. Gli agricoltori sanno anche che sono quelli che
siedono nei loro uffici comodi, nei loro comodi paesi a imporre i
soffocanti debiti nazionali, gli embargo e le "riforme economiche" che
obbligano i paesi poveri a tagliare i già inadeguati programmi sanitari,
educativi e per la protezione dell'ambiente. Loro sanno che se il
governo non riesce a fornire ai propri cittadini una rete di sicurezza,
allora devono farlo gli alberi, qualunque sia il prezzo.
"Capitan Meteo", Renan Jean-Louis, è stato il
meteorologo più importante di Haiti, dai tempi dei Duvalier. Avendo
mischiato meteorologia e politica, non è riuscito a sopravvivere alle
tempeste politiche e naturali, ma ha visto le nubi all'orizzonte, come
chiunque altro che ascoltava i notiziari o cliccava su un sito di
meteorologia. Tutti sapevano che l'acqua scende a valle più velocemente
dalle montagne disboscate.
Il ministro ad interim dell'agricoltura ha perfino
scritto un libro nel 2002 sulla vulnerabilità di Haiti riguardo alle
calamità naturali e citava Gonaives come la più vasta area ad alto, anzi
altissimo, rischio di inondazioni. Diversamente dai governi degli altri
paesi che l'uragano Jeanne ha trovato sul suo cammino, il governo di
Haiti, però, non ha dato nessun avvertimento e non ha allestito alcun
piano di evacuazione per i propri cittadini. Jean-Louis ha definito
questo atteggiamento "negligente e menefreghista" , ritenendolo la causa
di molte morti altrimenti evitabili.
Il governo ad interim ne ha addossato la
responsabilità alla mancanza di risorse: non ci sono abbastanza camion o
soldi per i rifornimenti, le strade sono in pessime condizioni e non è
stato effettuato un addestramento sufficiente per far fronte a questo
tipo di catastrofi.
Durante la scorsa stagione degli uragani, però,
Haiti aveva un Ufficio della Protezione Civile in funzione, organizzato
con l'aiuto dell' "Agenzia statunitense per lo Sviluppo Internazionale"
e della "Fondazione per lo Sviluppo Pan-americano". L'anno scorso erano
stati formati 23 comitati locali per la protezione civile e più di 5.000
persone erano state addestrate in caso di calamità naturali. L'Ufficio
di Protezione Civile aveva stabilito dei piani di allerta in caso di
uragani e di assistenza per le emergenze.
L'Ufficio di Protezione Civile, i suoi comitati, la
rete di comunicazione ed i rifornimenti hanno subito gli stessi attacchi
e la stessa sorte che ha subito il governo costituzionale di Haiti
all'inizio di quest'anno. I camion di proprietà del governo sono stati
bruciati, i funzionari sono stati uccisi, arrestati o costretti a
nascondersi, gli uffici dove venivano stabiltii i programmi d'intervento
sono stati saccheggiati. Le infrastrutture non sono state ricostruite,
da nessuna parte, ed in particolar modo a Gonaives il governo ha
lasciato la città in mano alle bande di delinquenti che lo hanno portato
al potere.
Le bande di Gonaives, come i loro alleati di Port
au Prince, hanno conquistato il potere con le munizioni invece che con
le elezioni. Non possono essere mandati a casa dagli elettori per la
loro negligenza ed il loro menefreghismo o per aver portato via le
provviste di cibo alle donne che uscivano dai posti di assistenza e
soccorso. Nè il governo, nè le forze dell'ONU hanno compiuto dei
tentativi seri per mandarli via con la forza. Al contrario, l'ONU
collabora con loro su "questioni di sicurezza" ed il Primo Ministro li
elogia e li definisce "combattenti per la libertà".
Tutti gli altri paesi colpiti dall'uragano Jeanne
hanno un governo democraticamente eletto che deve dar conto agli
elettori, con abbastanza risorse da essere in grado di provvedere ad un
minimo di servizi basilari, come, e soprattutto, l'assistenza sanitaria,
la nutrizione, l'istruzione e la sicurezza in caso di minacce, naturali
e non. Il fatto che questi paesi siano usciti quasi indenni (in termini
di perdita di vite umane) dalla furia dell'uragano, dimostra che le loro
democrazie, per quanto imperfette, funzionano...Haiti, invece, ha
dimostrato ancora una volta, i limiti di un metodo di governo
dittatoriale e anarchico nello stesso tempo: una lezione già imparata
duramente, dalla spianata di Gonaives alle ormai spoglie cime delle
montagne.
Documenti allegati
Haiti Human Rights Alert: Illegal Arrest of Political Leaders
(12 Kb - Formato RTF)
Note:
Brian Concannon Jr. dirige l' "Istituto per l
Giustizia e la Democrazia" ad Haiti (www.ijdh.org). Ha vissuto ad Haiti
dal 1995 al 2004, lavorando per il Bureau des Avocats Internationaux, un
gruppo di avvocati fondato dai governi costituzionali di Haiti per
l'assistenza giudiziaria nei tribunali del paese delle vittime di
crimini contro i diritti umani.
Traduzione di Patrizia Messinese a cura di
Peacelink.
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