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Nel febbraio 2004 gruppi di paramilitari già
riconosciuti reponsabili di orribili atrocità contro i cittadini
haitiani durante il colpo di stato del 1991 e successivi anni di
dittatura militare (1991-1994), supportati, armati ed addestrati dal
Governo degli Stati Uniti d’America, hanno portato a termine un ennesimo
colpo di stato contro il legittimo governo di Haiti. L’organizzazione di
questo colpo ha inizio nell’anno 2000 con le false accuse di brogli
elettorali durante le elezioni vinte dal partito Fanmi Lavalas e dal
presidente Jean-Bertrand Aristide e conseguente interruzione degli aiuti
internazionali già promessi , anche da parte dell’Unione Europea. La
campagna di destabilizzazione e delegittimazione del governo
costituzionale è continuata e si è intensificata fino alla sua
conclusione nella notte fra il 28 ed il 29 febbraio, quando il
presidente Jean-Bertrand Aristide è stato sequestrato da militari USA e
trasportato nella Repubblica del Centrafrica.
Il supporto a questo colpo di stato, oltre che dagli Stati Uniti è stato
fornito dalla Francia e dal Canada.
La richiesta all’ONU di una inchiesta internazionale indipendente
avanzata dai Paesi Caraibici (CARICOM) e dalla UNIONE AFRICANA è stata
impedita dai governi sia della Francia che degli Stati Uniti, con
evidenti minacce di ritorsioni e di un veto al Consiglio di Sicurezza
dell’ONU.
In conseguenza a ciò l’attuale situazione del popolo haitiano è
disastrosa: durante i primi due mesi successivi al colpo di stato più di
1.000 persone sono state brutalmente assassinate, le strutture
realizzate dai governi democratici di Haiti nel corso dei 9 anni in cui
hanno operato sono state quasi tutte distrutte. Gli esponenti del
partito Fanmi Lavalas, il più diffuso, vengono uccisi, arrestati e
detenuti senza alcuna accusa o sono costretti a nascondersi (vedere il
rapporto sui diritti umani ad opera dell’Istituto per la Giustizia e la
Democrazia ad Haiti:
www.ijdh.org). Vengono arrestati illegalmente anche senatori,
deputati, sacerdoti e semplici poveri cittadini, perché sospetti
sostenitori del Presidente deposto Jean-Bertrand Aristide.
Le continue manifestazioni popolari per richiedere il ritorno del
Presidente eletto Jean-Bertrand Aristide ed il ripristino della legalità
vengono represse con le armi causando delle stragi.
Il “governo ad interim” instaurato da USA e Francia è apertamente
connivente con i paramilitari, che infatti vengono definiti “freedom
fighters” (combattenti per la libertà).
Sullo stesso “governo ad interim” stanno piovendo più di un miliardo di
dollari di aiuti internazionali (325 milioni dall’Unione Europea) senza
che nessuno abbia richiesto in contropartita almeno il rispetto dei
diritti umani.
La forza ONU inviata per “pacificare” la nazione è composta da poco più
di un terzo degli uomini che inizialmente avrebbero dovuto essere
presenti nel Paese (circa 2.600 militari rispetto ai 7.500 previsti) e
non sta facendo nulla per fermare queste violenze.
Le conseguenze di questo colpo di stato sono ancora peggiori del 1991
quando 5.000 persone vennero uccise. Le violazioni delle leggi Haitiane
ed internazionali non sono mai state così gravi dal tempo delle
dittature dei Duvaliers, e questo anche a causa del “silenzio stampa” su
questi fatti da parte di tutti i media internazionali: dopo il 29
febbraio un muro di silenzio è inspiegabilmente calato su Haiti, eppure
l’attenzione dei media indipendenti sarebbe fondamentale per fermare le
violenze. Solo alcuni gruppi di volontari si occupano di seguire,
documentare, inviare osservatori, come il già citato Istituto per la
Giustizia e la Democrazia ad Haiti, oppure Pax Christi.
Sarebbe il caso, per tutti, ma in particolare per giornalisti e
politici, considerato il ruolo che svolgono, ricordarsi che il silenzio
è sempre complicità.

Haiti, piccolo e per noi semi sconosciuto Paese, con i suoi continui
colpi di stato organizzati da potenze straniere, è un Paese simbolo di
cosa accade ai Governi ed ai Popoli che non si piegano ai voleri di chi
li vorrebbe “a proprio uso e consumo”. Il Governo ed il presidente
Aristide si sono parzialmente opposti alla politica liberista imposta da
Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale e sono stati spazzati
via, non importa con quali conseguenze nei confronti della popolazione
che dal 29/02/04 ha progressivamente visto peggiorare le proprie
condizioni di vita.
Alma Giraudo dalla provincia di Torino.
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